SVEZZAMENTO – o divezzamento – indica il passaggio da una alimentazione esclusivamente lattea ad una mista e inizia con la sostituzione di un pasto di latte con un altro alimento.
Un momento preciso per iniziare lo svezzamento non esiste: non c’è un’età valida per tutti i bambini come non esiste uno svezzamento “standard” applicabile a tutti.
In linea di massima, un termine “giusto” potrebbe essere tra il quarto e il sesto mese di vita del bambino. Ci sono bambini che mangiano volentieri il latte e non vogliono assaggiare altri alimenti fino a 9-12 mesi. Al contrario altri bambini, che manifestano scarso interesse per il biberon, assaggiano tutto e passano precocemente ad una dieta con anche due pasti salati al dì.
Quindi lo svezzamento va sempre personalizzato bambino per bambino e mai generalizzato.
Un consiglio valido per tutti, però, è quello di evitare uno svezzamento improvviso, che può risultare traumatico per il bambino e spiacevole per la mamma. Lo svezzamento è il momento in cui inizia la delicata fase di distacco psicologico dalla figura materna, e i primi, importantissimi, passi verso l’autonomia. “Bere” e “mangiare” assumono una valenza molto significativa nel processo di sviluppo emotivo del bambino, e permette l’acquisizione di nuove esperienze orali e gustative.
Gli schemi di alimentazione non devono essere troppo rigidi; bisogna rispettare le preferenze del bambino e le abitudini familiari introducendo i nuovi cibi gradualmente. Nessun cibo in assoluto è indispensabile per la crescita, poiché i principi essenziali si ritrovano in molti alimenti diversi. Anche nel caso di dieta “poco variata” prevalentemente a base di latte difficilmente potranno svilupparsi delle carenze.
È frequente che i bambini allattati al seno abbiano un rifiuto deciso verso il biberon – e ne hanno anche le giuste motivazioni: il seno della mamma è caldo, accogliente, morbido e insapore; la tettarella del biberon è fredda, dura, ha un gusto di plastica o di cloro, se viene sterilizzata con le soluzioni disinfettanti del commercio. Infatti, generalmente i piccoli non hanno problemi a prendere la pappa con il cucchiaino, che invece è uno strumento nuovo e comodo – non devono più succhiare e deglutire, ma solo deglutire.
In questi casi si può provare a utilizzare tettarelle più simili alla conformazione del seno e del capezzolo materno, si può evitare la disinfezione con soluzioni clorate e semplicemente usare la bollitura. Se tutto ciò non basta, usiamo tranquillamente il cucchiaino anche per il latte con i biscotti.
In sintesi:
Non iniziare mai prima del 4° mese e preferibilmente non oltre il 6° mese.
Procedere in modo lento e graduale introducendo i cibi nuovi uno alla volta, facendo attenzione ad eventuali intolleranze ed allergie, abituando il bimbo a distinguere i vari sapori e cercando di non variare gusto e consistenza contemporaneamente.
Aumentare progressivamente la quantità del nuovo alimento
Operare cambiamenti quando il bambino è in perfetta salute
Non aggiungere il sale alle pappe
Usare con moderazione lo zucchero
Non eliminare mai totalmente il latte nell’alimentazione giornaliera del piccolo – senza dimenticare mai i benefici che anche il latte artificiale apporta nel processo di crescita dei bambini.