Anche se la loro popolarità è esplosa negli ultimi vent’anni, le attrezzature per l’abbronzatura artificiale hanno una storia ormai piuttosto lunga. E’ del 1979 l’introduzione in America dei primi lettini abbronzanti, o “tanning beds” in inglese, da parte dello scienziato tedesco Friedrich Wolff: lo studioso aveva notato, durante le sue ricerche sugli effetti benefici della luce ultravioletta sugli atleti, che la pelle si abbronzava per effetto dell’esposizione ai raggi. Un “effetto collaterale” che poteva essere molto apprezzato nel campo dell’industria dell’estetica, come infatti è stato: l’intuizione di Wolff l’ha portato a brevettare le sue invenzioni e realizzare dal nulla un impero, al punto da essere denominato “il padre dell’abbronzatura al chiuso”. Ben presto gli studi sui possibili effetti dannosi dei lettini abbronzanti ha portato già negli anni ’80 a una regolamentazione dei tempi di esposizione e della realizzazione delle apparecchiature.
I lettini abbronzanti odierni non sono molto diversi dai primi prototipi, nonostante l’elettronica e la tecnologia utilizzata nelle lampade abbiano ovviamente seguito l’evolversi generale delle ricerche sul campo, ad esempio con la ricerca di uno spettro di radiazioni sempre più simile a quello del sole.
Se utilizzate senza esagerare e con le prescrizioni a norma di legge, lettini e docce abbronzanti possono offrire un’abbronzatura piacevole e omogenea, senza i rischi di scottature che sono quasi inevitabili nei primi giorni d’esposizione ai raggi del sole.