La Dop economy italiana vale oltre 20 miliardi di euro e l’export sfonda quota 12 miliardi. Numeri da record presentati nel XXIII Rapporto Ismea-Qualivita, ma con un problema di fondo: troppi riconoscimenti regionali che si sovrappongono, troppa frammentazione. Lo dice chiaro Cesare Mazzetti, presidente della Fondazione Qualivita: è ora di fare ordine.
“Le Indicazioni Geografiche rappresentano una politica di successo per il nostro sistema agricolo e alimentare”, ha dichiarato Mazzetti durante la presentazione del rapporto a Roma. “Ma oggi è quanto mai attuale avviare una revisione nazionale della strategia di promozione della qualità. Troppi riconoscimenti, anche regionali, spesso sovrapposti tra loro”.
Il messaggio è netto: il sistema funziona, i numeri lo dimostrano, ma rischia di perdere efficacia se non si coordina meglio.
L’olio extravergine vola: +46,9%
Intanto, l‘olio extravergine d’oliva DOP e IGP straccia tutti. Cresce del 46,9% in valore alla produzione, più di qualsiasi altra categoria alimentare certificata. Un’impennata che racconta produzioni in aumento, mercati esteri più maturi e consorzi che finalmente hanno imparato a comunicare.
Il Sud guida: Puglia +12,2%, Calabria +8,2%, Sicilia +4%. Ma sorprende il dato della Lombardia, che cresce del 13,1% pur non avendo vocazione olivicola. Il segreto? Commercio, confezionamento, distribuzione. L’olio si fa al Sud, ma si vende anche al Nord.
Toscana e Umbria si riprendono dopo un anno difficile, con incrementi rispettivamente dello 0,5% e 3,4%. Poco, ma meglio di niente.
I formaggi: il vero gigante nascosto
Se l’olio fa rumore, i formaggi fanno i soldi. 5,9 miliardi di euro alla produzione, il 61% dell’intero valore del cibo certificato. Export oltre 3 miliardi, +16% in un anno.
Grana Padano e Parmigiano Reggiano da soli valgono quasi 4 miliardi. Dietro, Mozzarella di Bufala, Gorgonzola, Pecorino Romano. Non sono solo marchi: sono macchine organizzative che coordinano migliaia di allevatori, trasformatori, stagionatori.
Il comparto lattiero-caseario certificato è il motore silenzioso della Dop economy. Meno glamour dell’olio, forse, ma con numeri che parlano chiaro.
La proposta: integrazione e sostenibilità
Mazzetti punta dritto al problema. “Con il nuovo regolamento europeo e il riconoscimento delle IG per le bevande spiritose, si delinea una strategia complessiva della qualità in cui l’Italia è all’avanguardia. Ora serve lavorare per una piena integrazione fra i diversi comparti. La sostenibilità può rappresentare il vero valore aggiunto“.
L’idea è semplice: basta logiche regionali separate, servono obiettivi nazionali comuni. Anche in vista della candidatura della Cucina Italiana a patrimonio Unesco.
Il ministro Lollobrigida non poteva che applaudire: “Le IG garantiscono reddito, lavoro, turismo. Sono un modello che difenderemo in ogni contesto internazionale”.
I numeri del sistema
328 consorzi attivi. Circa 864mila occupati lungo le filiere (+1,6%). Imprese sempre più giovani, più formate, più innovative.
Il sistema tiene, cresce, attira nuove generazioni. Ma la domanda resta: quanto potrebbe crescere ancora con meno sprechi e più coordinamento?
L’Italia delle IG è una potenza mondiale. Il rischio è lasciare sul tavolo opportunità per colpa della frammentazione. Mazzetti lo sa, e ha lanciato il sasso. Ora tocca alla politica raccoglierlo.
Fonti: Rapporto Ismea-Qualivita 2025, dichiarazioni ufficiali dalla conferenza stampa del 26 novembre 2025


