Esiste un mondo in cui l’interesse pubblico e quello privato possono coesistere? Probabilmente sì, ed è quello al quale dovremo tendere. Ma viviamo in cui l’economia è molto finanziarizzata, dove cioè i mercati finanziari vengono ritenuti al di sopra di tutto il resto. Il loro ruolo s’è ampliato nel corso dei decenni, e spesso proprio da lì sono partite le crisi peggiori che abbiamo vissuto.
Le due facce dell’economia
Il ruolo dell’economia finanziaria s’è allargato a scapito soprattutto dell’economia sociale. Nel senso che nell’attuale sistema economico, tutto o quasi è privatizzato (o può esserlo). Manca soltanto l’aria e poi il cerchio sarà chiuso.
Questo genere di modello ci è stato spesso raccontato come il migliore possibile, ma in realtà viaggia su estremi negativi, perché da un lato c’è un privato che mira a incassare sempre di più, mentre dall’altro c’è il pubblico che ne paga il prezzo. Non è detto che questo prezzo sia sempre monetario, può essere anche di altro genere (in termini di maggiori emissioni, oppure di minori possibilità di accesso alle sanità o ai servizi essenziali).
Sia chiaro, il privato non è affatto un male. E’ il suo estendersi smodato a esserlo.
Il problema attuale è che per aprire maggiore spazio per l’economia sociale, bisogna necessariamente ridurlo per quella privata. E con la finanziarizzazione della società, questo diventa molto difficile.
La terza via
C’è però una terza via, forse la più auspicabile: i beni comuni. Abbiamo un esempio concreto nelle comunità energetiche, che gestiscono l’energia come un bene comune. Hanno dimostrato la loro importanza soprattutto quando i prezzi dell’energia sono andati fuori controllo, durante la crisi post-covid.
Altri esempi concreti
Perché non estenderlo ad altro? La salute, ad esempio. Esiste la Drugs for Neglected Diseases initiative (Dndi), che è una piattaforma internazionale nella quale Stati e Big Pharma cooperano per sviluppato trattamenti contro alcune malattie mortali. Ha salvato milioni di vite.
Ma esistono anche altri progetti analoghi in altri campi. Il Debt for climate swap è un accordo in cui il debito di un paese in via di sviluppo viene cancellato o ridotto in cambio del suo impegno a investire i risparmi risultanti in progetti di mitigazione o adattamento ai cambiamenti climatici. Non solo è uno strumento importante per ridurre il debito pubblico dei Paesi in difficoltà, ma contemporaneamente finanzia progetti ecologici.
Ma per la gestione dei beni comuni servono istituzioni specifiche, nazionali e sovranazionali. E purtroppo spesso gli interessi di parte prevalgono su quelli comuni.



