GULLO ” I Liberali” (Responsabile Nazionale per i Territori ) : “IL PLI NON PUÒ ESSERE RIDOTTO A UNA BOTTEGA PRIVATA” 

I sondaggi parlano chiaro: la politica italiana cambia, nuovi soggetti crescono e le idee liberali vengono continuamente riprese da altri partiti. E il PLI? Resta invisibile. 

Per Gullo de “I Liberali” questa è la conseguenza di una gestione nazionale incapace di dare al partito una vera presenza politica e mediatica. 

“De Luca e Trufolo hanno trasformato una storia gloriosa del liberalismo italiano in una gestione autoreferenziale, incapace persino di far decollare il simbolo del PLI sui social. È inaccettabile.” 

Il liberalismo ha fatto la storia d’Italia e oggi tutti ne utilizzano le idee. Il paradosso è che proprio il PLI non riesce più a rappresentarle. 

“Un partito non può diventare una bottega di vino e gioco di carte. Il PLI appartiene ai liberali italiani, non a chi lo gestisce pro tempore.” 

Se De Luca e Trufolo non sono capaci di rilanciare il PLI, abbiano il coraggio di farsi da parte. La storia liberale italiana merita altro.” 

“Ma la questione non riguarda soltanto due nomi. Il problema è politico e riguarda il modo stesso in cui si concepisce un partito liberale. Il liberalismo non è conservazione di una poltrona, non è gestione del simbolo, non è culto dell’apparato. Il liberalismo è conflitto con ogni rendita di posizione, è difesa della libertà, della concorrenza, del merito, della responsabilità individuale e delle istituzioni democratiche.” 

Gullo lancia quindi un appello diretto agli iscritti, ai militanti e a tutti coloro che continuano a riconoscersi nella tradizione liberale italiana. 

“È arrivato il momento di una vera rivoluzione interna al PLI. Una rivoluzione liberale, democratica e trasparente. Non una guerra personale, ma una battaglia politica per restituire il partito ai suoi iscritti e alla sua funzione storica.” 

“Chi ha paura del confronto interno dimostra di avere poca fiducia nelle proprie idee. Noi invece vogliamo congressi veri, partecipazione vera, regole chiare, trasparenza nella vita del partito e una classe dirigente capace di confrontarsi con il Paese. Vogliamo un PLI che torni nelle piazze, nelle università, nelle imprese, tra i professionisti, tra i giovani e nel dibattito pubblico.” 

“Non accettiamo l’idea di un partito ridotto a testimonianza nostalgica. Il liberalismo non è un reperto da conservare in una teca: è una cultura politica viva, necessaria e attualissima. Se gli altri partiti stanno copiando pezzi del programma liberale, significa che quelle idee hanno ancora una forza straordinaria. La domanda è: perché il PLI non riesce a essere il punto di riferimento di quelle idee?” 

Per Gullo, la risposta passa necessariamente da un profondo rinnovamento della struttura e della classe dirigente. 

“Serve una svolta radicale. Basta con l’autoreferenzialità. Basta con un partito che parla soltanto a se stesso. Basta con l’idea che il simbolo sia proprietà di qualcuno. Un simbolo politico appartiene alla comunità che rappresenta e la storia del PLI appartiene a generazioni di italiani che hanno combattuto per la libertà.” 

“Dobbiamo aprire porte e finestre, far entrare aria nuova. Dobbiamo chiamare a raccolta i liberali che negli anni si sono allontanati, i giovani che non trovano rappresentanza, gli amministratori locali, gli imprenditori, i professionisti, gli intellettuali e tutti coloro che credono che meno Stato invasivo e più libertà significhino più responsabilità, più crescita e più opportunità.” 

“Questa non è una richiesta di successione personale. È una richiesta di discontinuità politica. Se l’attuale gruppo dirigente non è in grado di garantire questa svolta, deve avere il coraggio di riconoscerlo e lasciare spazio a chi vuole ricostruire. Il PLI non può essere congelato per difendere gli equilibri di pochi.” 

Gullo conclude con un appello netto: 

“Agli iscritti del PLI dico: non abbiate paura. Riprendiamoci il diritto di discutere, di dissentire, di proporre e di decidere. Il pensiero liberale ci insegna che nessuna autorità è intoccabile e che nessuna organizzazione può sopravvivere trasformandosi in fine a se stessa.” 

“Quella che proponiamo è una rivoluzione liberale dentro il PLI: democratica nei metodi, radicale nei contenuti, aperta nella partecipazione e ambiziosa negli obiettivi. Non vogliamo semplicemente cambiare chi siede al vertice. Vogliamo cambiare il modo di fare politica.” 

“Il PLI deve tornare a essere una casa aperta dei liberali italiani. E se per farlo sarà necessario rompere vecchi equilibri, li romperemo politicamente, alla luce del sole, attraverso il confronto e la partecipazione degli iscritti. Perché la libertà non si eredita, non si amministra come una proprietà privata e soprattutto non si mette a tacere. La libertà si esercita.” 

“È il momento di scegliere: o il PLI torna a essere un partito vero, moderno, combattivo e protagonista del dibattito nazionale, oppure continuerà a essere soltanto il ricordo di ciò che è stato. Noi scegliamo la prima strada. E siamo pronti a combattere questa battaglia fino in fondo.” 

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