Gullo ( I Liberali )

GULLO – I LIBERALI
Responsabile Nazionale dei Territori

CARO CARBURANTI E NORME EUROPEE: LA FRANCIA È UN CAMPANELLO D’ALLARME. L’ITALIA NON ASPETTI CHE LA RABBIA ESPLODA

Quanto sta accadendo in Francia non può essere liquidato come una semplice protesta di categoria.

Per giorni i pescatori francesi hanno bloccato porti e infrastrutture petrolifere del Mediterraneo per denunciare l’insostenibilità dei costi del carburante, delle regole che gravano sull’attività e di un sistema di aiuti ritenuto insufficiente. Dopo ore di confronto con il governo, sono arrivati nuovi impegni sugli aiuti e sulla loro relazione con l’andamento del prezzo del carburante, consentendo il ritiro dei blocchi. Ma la tensione sociale non può considerarsi definitivamente superata.

È proprio questo il punto che dovrebbe preoccupare seriamente anche l’Italia.

Non possiamo aspettare che la protesta arrivi nelle nostre piazze, nei nostri porti e davanti ai palazzi delle istituzioni per accorgerci che esiste un problema.

Come Gullo – I Liberali, Responsabile Nazionale dei Territori, lancio un appello al Governo italiano: intervenire prima che la esasperazione economica si trasformi in una vera emergenza sociale.

Pescatori, agricoltori, autotrasportatori, piccoli imprenditori e tante altre categorie produttive stanno affrontando un aumento dei costi che mette in discussione la sostenibilità stessa delle loro attività.

Sono loro che ogni giorno producono, trasportano, trasformano e distribuiscono beni. Sono una parte essenziale dell’economia reale e contribuiscono alla ricchezza nazionale.

Eppure troppo spesso vengono trattati come un problema da regolamentare anziché come una risorsa da proteggere.

NON SI PUÒ CHIEDERE ALLE IMPRESE DI PRODURRE IN EUROPA E FARLE COMPETERE CON CHI PRODUCE FUORI DALL’EUROPA

Qui si apre una questione ancora più grande.

L’Europa impone alle proprie imprese standard, obblighi e procedure sempre più articolati. Allo stesso tempo, però, sul mercato europeo arrivano prodotti provenienti da Paesi terzi che non necessariamente affrontano gli stessi costi e gli stessi vincoli produttivi.

La domanda è semplice: come possiamo chiedere alle nostre imprese di rispettare regole sempre più onerose e contemporaneamente costringerle a competere sul prezzo con chi opera secondo condizioni completamente differenti?

Non è una battaglia contro l’Europa.

È una richiesta di reciprocità, equilibrio e tutela del lavoro europeo.

La stessa Commissione europea ha riconosciuto nel 2026 la particolare esposizione di agricoltura, pesca, trasporti e industrie energivore all’aumento dei costi energetici, autorizzando specifici strumenti temporanei di sostegno.

Questo dimostra che il problema esiste.

Ma gli interventi temporanei non possono diventare l’unica risposta strutturale.

IL GOVERNO ITALIANO NON ASPETTI I BLOCCHI

In Francia il Governo è stato costretto a intervenire aumentando il sostegno al carburante per i pescatori da 25 a 35 centesimi al litro e annunciando ulteriori strumenti per affrontare la crisi di liquidità.

L’Italia deve chiedersi oggi, non domani, cosa accadrà alle nostre categorie produttive se il costo dell’energia continuerà a crescere e se gli oneri continueranno ad aumentare.

Aspettare che agricoltori, pescatori e trasportatori arrivino tutti insieme a Roma sarebbe una gravissima miopia politica.

Il Governo convochi immediatamente le rappresentanze delle categorie.

Si apra un tavolo nazionale sul costo del carburante.

Si verifichi l’impatto reale delle normative europee sulle imprese italiane.

Si lavori sulla reciprocità delle condizioni di produzione per i prodotti importati.

Si mettano in campo strumenti automatici e tempestivi di sostegno quando il costo dell’energia supera determinate soglie.

E soprattutto si torni a parlare con chi produce, non soltanto con chi interpreta i numeri nei palazzi della politica.

L’ALLARME È REALE: NON TRASFORMIAMO LA RABBIA ECONOMICA IN RABBIA SOCIALE

Quello francese deve essere letto come un campanello d’allarme europeo.

Non perché ogni protesta debba necessariamente trasformarsi in una mobilitazione nazionale, ma perché quando categorie diverse iniziano a condividere la stessa difficoltà – carburante, energia, burocrazia, costi di produzione, concorrenza internazionale – il problema non è più soltanto settoriale.

Diventa un problema economico e sociale.

E l’Italia, che ha nel mondo agricolo, nella pesca, nell’autotrasporto e nella piccola e media impresa una parte fondamentale della propria economia reale, non può permettersi di arrivare sempre dopo gli altri.

Come Gullo – I Liberali chiediamo quindi al Governo di agire subito.

Meno annunci e più interventi concreti.
Meno burocrazia e più ascolto dei territori.
Meno penalizzazioni per chi produce e più tutela del lavoro italiano.

Perché quando chi lavora ogni giorno per mandare avanti il Paese arriva al punto di non riuscire più a sostenere i costi della propria attività, non siamo più davanti a una semplice questione economica: siamo davanti a un problema nazionale.

E la politica seria deve avere la capacità di prevenirlo, prima che siano le piazze a ricordarglielo.

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