Milano – C’è un silenzio strano, quasi magico, che scende sull’Ice Arena Santa Giulia e nella Valle d’Ampezzo da quando si è spento il braciere. È il silenzio di chi ha urlato fino a perdere la voce, di chi ha visto l’impossibile farsi quotidiano tra le porte di uno slalom o lungo la pista ghiacciata del para-hockey.
Queste Paralimpiadi non sono state solo un evento sportivo; sono state un’esperienza sensoriale che ha trasformato il bianco accecante della pista di Santa Giulia e delle Dolomiti in un mosaico di colori e storie umane.
L’abbraccio di Cortina e il battito di Milano
Mentre a Milano, sotto le guglie del Duomo, i tifosi hanno celebrato l’accessibilità conquistata di una metropoli che ha imparato a correre al ritmo delle sedie a rotelle, a Cortina l’aria ha profumato di resina e adrenalina.
Chi c’è stato ricorderà per sempre il suono: non solo il tifo, ma il rumore secco delle lamine che mordono il ghiaccio vivo, il respiro ritmato degli atleti del fondo a Tesero e quel silenzio sacrale che precedeva ogni tiro nel curling. Un’energia elettrica che ha unito le vette e i grattacieli.
Se dovessimo scattare una polaroid di questi Giochi, non ci sarebbero solo podi:
• Il sorriso di Giacomo Bertagnolli che, dopo l’ennesimo oro, si ferma a firmare autografi sulla neve fresca, diventando il fratello maggiore di una generazione di ragazzini con i sogni negli occhi.
• La leggenda del Para Ice Hockey: la grinta dei nostri azzurri che hanno trasformato il ghiaccio in un’arena di gladiatori, dimostrando che la disabilità è solo un dettaglio tecnico quando hai il fuoco dentro.
• I Volontari: quelle migliaia di macchie blu, verde e giallo sparse ovunque, pronti a offrire un sorriso o un consiglio tra una funivia e l’altra, tra un ingresso in Arena e l’altro – vero cuore pulsante dell’accoglienza italiana.
Queste Paralimpiadi lasciano in tutti noi che abbiamo partecipato a vario titolo, un “souvenir” immateriale. Non è una calamita, una pin o una cartolina, ma la consapevolezza che il limite è solo un orizzonte che si sposta un po’ più in là.
Mentre i Volontari e le delegazioni si scambiano le ultime spille (il vero “oro” dei corridoi paralimpici), l’Italia si guarda allo specchio più fiera. Abbiamo ospitato il mondo e il mondo ci ha insegnato che non importa come ti muovi, ma dove hai deciso di arrivare.
Buongiorno, MilanoCortina 2026. È stato un sogno bellissimo, e oggi ci siamo svegliati tutti un po’ più grandi.

