MOSTRA D’ARTE DI PACO CASTALDI

ESPOSIZIONE ARTISTICA

La natura come memoria, la pittura come libertà
A cura di Simona Giglio
Itaca Colonia Creativa – Pomigliano d’Arco
13 settembre – 26 ottobre 2026
Inaugurazione: 13 settembre 2026, ore 18.00
Pomigliano d’Arco si prepara ad accogliere la nuova mostra personale di Paco Castaldi, a cura di
Simona Giglio, in programma dal 13 settembre al 26 ottobre 2026 presso lo spazio espositivo di
Itaca Colonia Creativa. L’inaugurazione si terrà domenica 13 settembre alle ore 18.00.
La mostra racconta un percorso artistico profondamente legato alla natura e alla ricerca di una
dimensione interiore capace di tradurre in immagini emozioni, ricordi e stati d’animo. Un viaggio
che affonda le proprie radici nella biografia dell’artista e attraversa la fotografia, l’esperienza vissuta
a contatto con la terra e il progressivo approdo alla pittura.
Nato a Napoli nella seconda metà degli anni Settanta, Paco Castaldi sviluppa fin dall’infanzia un
rapporto viscerale con il mondo naturale. È la madre a trasmettergli l’amore per le piante, gli
animali e, soprattutto, per l’acqua, elemento che nel corso della sua vita diventerà una presenza
costante, quasi una dimensione dell’anima.
Durante un’adolescenza difficile, la fotografia diventa uno strumento privilegiato di osservazione e
di racconto. Con la sua reflex a pellicola Castaldi ritrae soggetti e paesaggi rigorosamente in bianco
e nero, sviluppando e stampando personalmente le immagini in una camera oscura artigianale
allestita nella propria stanza. Alcuni dei suoi scatti vengono premiati in concorsi nazionali.
La scelta di studiare Agraria rappresenta una naturale prosecuzione di questo rapporto con la terra.
Dopo la laurea, con pochissime risorse, Castaldi crea un’azienda apistica e trascorre le proprie
giornate tra fiori, boschi e api. È un’esperienza faticosa, totalizzante, ma anche profondamente
appagante: il lavoro immerso nella natura diventa per lui una fonte quotidiana di equilibrio e
serenità.
È proprio in questo periodo che si avvicina, seppur in maniera ancora sporadica, alla pittura. Una
pratica inizialmente incerta, nella quale l’artista fatica a dare forma a ciò che porta dentro. Anni
dopo, la vita professionale lo conduce all’insegnamento, ma la nostalgia per quel contatto diretto e
autentico con la natura rimane intatta. Acqua, sole, boschi e paesaggi continuano a riaffiorare come
presenze intime, fino a chiedere una nuova forma di espressione.
La pittura diventa così una necessità.
Nel primo approccio, Castaldi tenta di riprodurre fedelmente la realtà, quasi a volerla trattenere
attraverso la precisione del dettaglio. Un gabbiano fotografato anni prima in Grecia, ad esempio,
diventa il campo di una ricerca quasi ossessiva: l’occhio, la macchia rossastra sul becco, ogni
particolare deve corrispondere perfettamente al modello originario.
Ma la perfezione non basta.
Dietro l’apparente accuratezza emerge un conflitto profondo tra due tensioni opposte: da una parte
il rigore, la misura, una sorta di “rigidità matematica” che impone all’artista di rispettare la realtà;
dall’altra il desiderio sempre più urgente di liberarsene, di lasciare che sulla tela possa emergere non
ciò che l’occhio vede, ma ciò che l’animo sente.
La svolta arriva con l’abbandono dei pennelli e la scelta della spatola.
Uno strumento che, per sua stessa natura, impedisce la ricerca ossessiva del dettaglio e permette
invece alla materia, al gesto e al colore di assumere un ruolo centrale. La spatola diventa per
Castaldi uno strumento di liberazione: attraverso di essa la realtà non viene più semplicemente
riprodotta, ma filtrata, trasformata e restituita come esperienza emotiva.
Le opere più recenti nascono così da un equilibrio tra controllo e istinto, tra memoria e presente, tra
figurazione e progressiva dissoluzione della forma. Castaldi lavora con colori a olio, acrilici e
tecniche miste, privilegiando spesso una tavolozza ridotta a due o tre colori. Una scelta che
accentua la forza del gesto e concentra l’attenzione sull’essenza dell’immagine.
La natura, dunque, non è soltanto il soggetto delle sue opere. È una presenza originaria, un luogo
della memoria, una condizione esistenziale. È il paesaggio dell’infanzia, il lavoro tra le api, l’acqua
cercata come fonte di benessere, il bosco, il sole, gli animali fotografati e custoditi nel ricordo. Ma è
anche ciò che l’artista cerca oggi di ritrovare attraverso la pittura.
La mostra curata da Simona Giglio si propone di accompagnare il pubblico dentro questo processo
di trasformazione: dalla fotografia alla pittura, dalla precisione alla materia, dalla rappresentazione
all’emozione.
Un percorso nel quale dipingere significa progressivamente liberarsi dalla realtà per poterla
finalmente raccontare attraverso il proprio sentire.
L’esposizione sarà visitabile presso Itaca Colonia Creativa di Pomigliano d’Arco dal 13
settembre al 26 ottobre 2026.
Inaugurazione: 13 settembre 2026, ore 18.00.
Paco Castaldi
La natura come memoria, la pittura come libertà
A cura di Simona Giglio
Itaca Colonia Creativa – Pomigliano d’Arco
13 settembre – 26 ottobre 2026

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