Popolazione italiana stabile a 59 milioni (grazie agli stranieri)

Sono numeri poco incoraggianti quelli relativi all'andamento demografico dell'Italia, che proprio non riesce a invertire la rotta e risalire la corrente. Eppure possiamo gioire per un piccolo risultato, visto che dopo 12 anni consecutivi di contrazione la popolazione si è stabilizzata poco sotto i 59 milioni. Ma c'è comunque ben poco da festeggiare.

L'andamento della popolazione

istat demografiaLa fotografia dello scenario demografico è stata fatta come sempre dal nostro Istituto Nazionale di Statistica (Istat) che al primo gennaio del 2026 evidenzia una popolazione complessiva che è immutata rispetto allo scorso anno, con un tasso di crescita vicino allo Zero. Come magra consolazione, questo dato almeno non è più negativo.

….ringraziamo gli stranieri

Bologna tuttavia sottolineare che la dinamica demografica del nostro paese manifesta un forte segnale di squilibrio dal momento che il saldo naturale resta negativo e viene compensato quasi esclusivamente dai flussi di immigrati. Il saldo di quest'ultimo segna quasi un incremento di 300mila unità, senza il quale la popolazione italiana sarebbe diminuita anche nell'ultimo anno. Anche il numero di lavoratori stranieri sale, ed ha raggiunto 4 milioni.

Non si fanno più figli

Il grave problema dell'Italia è che le nascite sono i minimi storici. Anche lo scorso anno la bassa natalità si è confermata una insidiosa caratteristica del nostro paese, dal momento che ci sono stati soltanto 355mila nuovi nati, ossia il 3,9% in meno rispetto all'anno precedente. Dato ancora più sconfortante, si tratta del minimo assoluto mai raggiunto da quando l'Italia venne unificata.
Il saldo tra nascite e decessi e negativo per 296mila, in peggioramento rispetto all'anno scorso.

Differenze Nord-Sud

Per quanto riguarda l'andamento territoriale, bisogna evidenziare delle marcate differenze tra Nord e Sud. Al Settentrione si registra una timida crescita della popolazione del 2,2 per mille. Il Centro rimane sostanzialmente invariato mentre il Mezzogiorno segna il saldo negativo peggiore, ossia -3,1 per mille.
Tra le Regioni, da una parte della classifica ci sono Trentino, Emilia e Lombardia che hanno gli aumenti più consistenti, mentre dall'altra parte ci sono Basilicata, Molise e Sardegna che hanno l'andamento peggiore.

Conseguenze negative per l'economia

Il calo demografico è un problema che ci portiamo dietro da parecchi anni e comporta delle conseguenze negative anche per l'occupazione. Le pressioni sul mercato del lavoro infatti sono ormai crescenti, perché è difficile sempre di più trovare personale qualificato da parte delle aziende. Il riflesso negativo di questo scenario si ha poi anche sui conti pubblici, perché ci sono sempre meno contribuenti.

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