Il ritorno alla Casa Bianca di Trump ha segnato l’inizio di una fase di grande turbolenza sul fronte internazionale. Lo scorso anno il presidente USA ha dato il via una battaglia a suon di tariffe commerciali (il “LiberationDay”) che ha durante colpito anche l’Italia.
Nei prossimi giorni l’Unione europea e gli USA si sederanno di nuovo al tavolo dei negoziati per sbloccare l’accordo commerciale e scongiurare conseguenze pesanti per tutti.
La difficile trattativa sulle tariffe commerciali
Nelle ultime settimane ci sono state tensioni diplomatiche, annunci shock (di Trump) e trattative a singhiozzo tra USA ed EU. Finora le parti non hanno trovato un accordo e proveranno a farlo il prossimo 19 maggio, quando hanno deciso di aggiornarsi. Quella data ci farà capire se verrà completato il percorso di applicazione dell’accordo di Turnberry che venne siglato a luglio dello scorso anno, per evitare una guerra a suon di tariffe commerciali, che in alcuni settore potrebbero avere conseguenze simili alla grande crisi finanziaria 2007-2009.
L’accordo di Turnberry
L’intesa che venne firmata il 27 luglio dello scorso anno prevede un tetto alle tariffe commerciali pari al 15% sulla maggior parte delle merci europee che viaggiano verso gli Stati Uniti. Inoltre prevede l’eliminazione dei dazi europei sui prodotti industriali Made in USA, e dazi azzerati per alcuni beni che sono considerati strategici. Alcuni prodotti agricoli e ittici americani avranno un accesso preferenziale nel nostro continente.
C’è un’Italia speranzosa che trema
Il raggiungimento di un’intesa è fondamentale per l’Italia, dal momento che gli Stati Uniti sono uno dei principali mercati di sbocco per il nostro export. Siamo pienamente coinvolti sulla questione dell’automotive, per non parlare del business agroalimentare italiano, che negli USA ha sempre fatto affari d’oro grazie alla qualità dei nostri prodotti. Ma sono fortemente coinvolte anche il settore della farmaceutica, della meccanica, della moda e del lusso. In caso di tariffe il contraccolpo per tutti potrebbe essere molto pesante.
I settori più a rischio per l’Italia
In caso di battaglia commerciale, sono soprattutto due i settori più a rischio. Il primo è quello automobilistico, che già sta attraversando una crisi senza precedenti. Il secondo è quello del food italiano. Gli Stati Uniti infatti sono un mercato fondamentale per prodotti come vino, olio, formaggi e pasta. Se i nostri produttori fossero costretti ad aumentare i prezzi per compensare l’effetto delle tariffe commerciali, la competitività si ridurrebbe a tutto vantaggio dei concorrenti extraeuropei e dei contraffattori che puntano sull’Italian sound.



