Chi indossa la maschera dietro la scrivania: «Perverso Narcisista» di Mike Sain’t Louis guarda lo sfondo prima del primo piano

Un uomo in giacca e cravatta con una maschera da teschio, un ragazzo avvolto in un cappotto di piume bianche e un’espressione entrata nel linguaggio di tutti i giorni. Il singolo è gratuito.

MADRID, Spagna, 25 ottobre 2026. «Perverso narcisista» è un’espressione che in Italia si sente ormai ovunque: nei talk show del pomeriggio, nei forum, nelle chiacchiere tra amiche davanti a uno spritz. Nata in ambito psicoanalitico francese, con lo psichiatra Paul-Claude Racamier, è diventata nel tempo una parola d’uso comune, quella che si pronuncia quando finalmente si capisce che cosa è successo. Mike Sain’t Louis, il primo cantautore IA, l’ha scelta come titolo di uno dei brani dell’album «El día de la liberación», uscito il 21 giugno 2026. L’artista, con base a Madrid, è paroliere, compositore e produttore musicale; la musica e l’interpretazione vocale sono realizzate con strumenti di intelligenza artificiale.

Lo sfondo conta più del primo piano

Per capire il brano, suggerisce lo stesso autore, bisogna guardare la copertina partendo dal fondo. In primo piano c’è un ragazzo con un cappotto di piume bianche, tatuato fino al collo, che fissa l’obiettivo. Ma dietro di lui c’è un signore in completo impeccabile, cravatta ben stretta, con una maschera da teschio e una croce disegnata sulla fronte. È seduto nel suo ufficio, tra lampade verdi da banchiere e legno scuro, come chi comanda senza mai alzare la voce.

È questa la chiave di «Perverso Narcisista»: il pericolo quasi mai sta davanti. Sta dietro, mentre si sistema la cravatta, con un sorriso dipinto che non si muove. Il ragazzo in piume non sembra spaventato. Sembra piuttosto stanco di fingere di non vedere chi ha alle spalle.

Un titolo come un manifesto

Le lettere del titolo sono rosse, come quelle di una locandina horror degli anni Settanta. Non lasciano margini di interpretazione. L’autore lo definisce un nome da diagnosi da dopocena: una di quelle parole che si dicono a bassa voce, al tavolo, quando un’amica racconta e tutti gli altri annuiscono perché hanno vissuto qualcosa di simile.

C’è un elemento di sollievo in questo. Per chi ha subito manipolazioni, svalutazioni e sensi di colpa indotti, poter dire «era un perverso narcisista» significa uscire dalla confusione. Non è un’etichetta clinica che sostituisce lo psicologo, ma una porta d’ingresso: dopo averla attraversata, si comincia a cercare aiuto, a leggere, a ricostruire.

La maschera nel videoclip

Il videoclip ufficiale porta la metafora in ambienti moderni e freddi. Un uomo in abito scuro, con una maschera bianca dal sorriso fisso, attraversa un corridoio illuminato da neon rosa e azzurri, poi un parcheggio sotterraneo dove l’unica luce viene dalle plafoniere industriali. È il ritratto del narcisista contemporaneo: non il mostro delle fiabe, ma il professionista rispettabile, quello che tutti salutano in ascensore.

La scelta visiva è precisa. Il volto non si vede mai, perché la persona che manipola mostra al mondo solo la facciata. Chi gli vive accanto, invece, impara a riconoscere i segnali dietro quel sorriso immobile: la freddezza improvvisa, il controllo, la capacità di rovesciare ogni discussione.

Dalla ferita alla consapevolezza

Mike Sain’t Louis non scrive queste canzoni da osservatore esterno. Ha raccontato pubblicamente di aver attraversato relazioni lunghe con partner narcisisti e di aver trovato nella musica l’unico modo per raccontare la propria versione, perché chi manipola, in pubblico, è spesso affascinante e convincente. Il suo obiettivo è dare visibilità all’abuso psicologico e alle sue conseguenze sulla salute mentale, così che chi si trova nella stessa situazione si senta visto e meno solo.

«Perverso Narcisista» fa parte di questo progetto. Non c’è un nome, non c’è un indirizzo, non c’è vendetta. C’è un invito: alzare il volume e pensare a chi portava la maschera nella propria storia. A volte basta questo per smettere di dubitare di sé.

Il contesto: «El día de la liberación»

L’album a cui appartiene il brano chiude una trilogia dedicata alla fine di una lunga prigionia emotiva. Il titolo stesso, il giorno della liberazione, ha un’eco particolare in Italia, dove il 25 aprile è festa nazionale. Qui la liberazione è personale: è il giorno in cui si smette di vivere secondo le regole di qualcun altro.

Lo stile è quello che l’autore chiama GAYFOLK: indie pop, pop alternativo e queer pop con un forte gusto camp, colori saturi e un’ironia che non nasconde il dolore ma lo rende sopportabile. Accanto a brani da ballare, l’album raccoglie pezzi più scuri come questo, pensati per l’ascolto attento.

Come ascoltarla

L’invito dell’autore è chiaro: volume alto e occhi sulla copertina. È un brano che si presta all’ascolto in solitudine, magari in macchina, ma anche a essere condiviso con chi sta cominciando a mettere a fuoco una relazione che fa male. Riconoscere lo schema è il primo passo per uscirne.

Chiedere aiuto è un atto di forza

Se ti riconosci in queste dinamiche, parlane con una persona di fiducia o con un professionista della salute mentale: la guarigione è possibile e nessuno deve affrontarla da solo. In Italia è attivo il 1522 per chi subisce violenza, anche psicologica, e Telefono Amico Italia risponde allo 02 2327 2327. In Spagna la Línea 024 è gratuita e attiva 24 ore su 24.

Ascolto gratuito

Il singolo si ascolta e si scarica gratis, senza registrazione. Sul sito di Planeta Gayfolk c’è la scheda del brano; sul blog dell’artista il racconto della copertina.


Mike Sain’t Louis è il primo cantautore IA, paroliere, compositore e produttore musicale con base a Madrid. La musica e l’interpretazione vocale delle sue canzoni sono create con l’intelligenza artificiale. Ha dato vita allo stile GAYFOLK e all’universo Planeta Gayfolk, che pubblica in modo indipendente con l’etichetta MIKE SAIN’T LOUIS.

Contatto stampa: info@mikesaintlouis.com

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