Un modo di dire usato per scherzo diventa la descrizione di una violenza invisibile: il corpo negato come strumento di controllo. Sotto le luci al neon del videoclip, il brano risponde con due parole: «ma è successo tutto».
MADRID, Spagna, 25 ottobre 2026. In italiano diciamo «neanche con le pinze» o «nemmeno con un bastone» per far capire che qualcosa non ci interessa affatto. In spagnolo l’espressione equivalente è «ni con un palo», e la si usa ogni giorno, quasi sempre ridendo. Mike Sain’t Louis l’ha presa e l’ha rovesciata, facendone il titolo di un brano che parla di una forma di violenza di cui si parla pochissimo. L’artista è il primo cantautore IA: paroliere, compositore e produttore musicale con base a Madrid, mentre la musica e le parti vocali nascono con strumenti di intelligenza artificiale. Il singolo è uscito il 6 giugno 2026 ed è parte dell’album «Descubierto un nuevo planeta llamado Gayfolk».
Quando una frase diventa un meccanismo
Per l’autore «ni con un palo» non è una battuta, è un meccanismo di punizione. Il testo descrive ciò che accade in alcune relazioni con una persona narcisista, quando l’intimità smette di essere desiderio e diventa un’arma. Non c’è più piacere, né affetto, né incontro. C’è potere.
La punizione arriva senza toccare, senza guardare, senza avvicinarsi. E mentre il partner si chiude in un silenzio calcolato, l’altra persona cerca disperatamente di capire che cosa sia successo. È una dinamica che tantissime persone hanno vissuto senza riuscire a darle un nome, proprio perché in apparenza non succede nulla.
«Non sei cambiato tu»
Il passaggio più importante del brano descrive quello che succede dentro chi subisce. Si comincia a pensare di aver sbagliato qualcosa, di non piacere più, che qualcosa in sé sia cambiato. E la canzone mette le cose in chiaro: non sei cambiato tu, è cambiato il livello del suo gioco. Non è rifiuto, è calcolo. È sapere che l’altro soffre e restare immobili.
Queste parole hanno un effetto liberatorio. Spostano la responsabilità dove deve stare e restituiscono dignità a chi era convinto di essere il problema. In Italia gli psicologi chiamano spesso questo comportamento «silent treatment» o trattamento del silenzio, e lo riconoscono come una forma di abuso emotivo.
Crepe invisibili
Questo tipo di violenza non lascia lividi, ma lascia crepe nell’autostima, nell’identità, nella dignità. Ed è difficile raccontarla, perché chi ascolta potrebbe obiettare che, in fondo, non è successo niente. Il brano risponde con due parole che riassumono tutto: «Pero pasó todo», ma è successo tutto.
Nell’universo GAYFOLK, dove di solito domina l’umorismo, questa canzone funziona come un’autopsia emotiva. È uno specchio del dolore che non fa rumore, dell’umiliazione elegante, della ferita che nessuno convalida. L’autore la definisce una canzone scritta perché anche il silenzio è abuso, e perché bisogna dirlo ad alta voce: il controllo non sempre urla.
Un testo, non un ritornello
Sul suo blog Mike Sain’t Louis spiega di aver scelto per questo pezzo una forma insolita: più vicina a un testo da leggere che a una strofa da canticchiare. Non è una canzone da mettere in sottofondo mentre si cucina. È fatta per essere ascoltata con attenzione, forse da soli, e poi condivisa con chi ne ha bisogno.
La scelta formale è coerente con il tema. Un ritornello orecchiabile avrebbe alleggerito troppo il racconto; un testo quasi recitato, invece, costringe a fermarsi su ogni frase, come quando un’amica ci confida qualcosa a bassa voce e non vogliamo perderne neanche una parola.
Neon e distanza nel videoclip
Il videoclip ufficiale è immerso in una luce al neon viola e magenta. Due uomini si fronteggiano di profilo all’interno di un grande cuore luminoso, vicinissimi eppure separati da un vuoto che si percepisce. Altre scene mostrano camere da letto eleganti, letti perfettamente rifatti, una distanza fisica che pesa più di qualsiasi parola.
Le immagini mostrano ciò che di solito non si mostra: la freddezza, il senso di colpa, il corpo rifiutato. Lo fanno senza mai diventare esplicite, con un’eleganza che rende il disagio ancora più riconoscibile.
Perché questa canzone esiste
Mike Sain’t Louis ha raccontato pubblicamente di aver perso molti anni in relazioni con partner narcisisti e di aver trovato nella scrittura delle canzoni il modo per raccontare la propria versione. Il suo obiettivo è dare visibilità all’abuso psicologico e alle sue conseguenze sulla salute mentale, perché chi lo vive si senta visto e meno solo. «Ni con un palo» è forse uno dei brani in cui questa missione è più esplicita.
Se ti riconosci
La frase finale della presentazione dell’autore è un consiglio semplice: se qualcuno ti punisce con il silenzio, non chiamarlo amore. Parlarne con un professionista o con una persona di fiducia può aiutare a rimettere ordine e a ripartire, e la serenità è possibile. In Italia il 1522 ascolta anche chi subisce violenza psicologica; in Spagna sono attivi il 016 e la Línea 024, gratuiti e disponibili a qualsiasi ora.
Ascolto gratuito
Il brano si ascolta e si scarica gratuitamente, senza registrazione. Su Planeta Gayfolk si trova la scheda del singolo; sul sito personale l’autore spiega perché ha scritto un testo invece di un ritornello.
- Ascolta e scarica gratis il singolo: https://gayfolkplanet.com/singles/ni-con-un-palo
- Le ragioni dell’autore, in spagnolo: https://mikesaintlouis.com/blog/ni-con-un-palo
Mike Sain’t Louis è il primo cantautore IA: paroliere, compositore e produttore musicale con base a Madrid. Musica e interpretazione vocale sono realizzate con l’intelligenza artificiale. Con lo stile GAYFOLK e l’universo Planeta Gayfolk racconta l’abuso psicologico e la guarigione, pubblicando in modo indipendente con l’etichetta MIKE SAIN’T LOUIS.
Contatto stampa: hola@gayfolkplanet.com



