Guerra in Yemen : Gli Houti avanzano e raggiungono Aden , colpito l’aeroporto di Riad e altri aeroporti sauditi.

Riassunto

I venti di guerra si allargano in medio oriente e dopo l’Iran oggi il fronte si sposta in Yemen dove gli Houti che controllano la parte dei territori yemeniti che sboccano sul Mar Rosso stanno dando manforte nel processo di conquista dei territori ai filo-governativi sauditi che rappresentano la restante parte del paese . Le forze Huthi hanno liberato ad oggi più di 500 chilometri di territorio

I venti di guerra si allargano in medio oriente e dopo l’Iran oggi il fronte si sposta in Yemen dove gli Houti che controllano la parte dei territori yemeniti che sboccano sul Mar Rosso stanno dando manforte nel processo di conquista dei territori ai filo-governativi sauditi che rappresentano la restante parte del paese . Le forze Huthi hanno liberato ad oggi più di 500 chilometri di territorio e nei giorni scorsi hanno attaccato alcune raffinerie di petrolio presenti in Arabia Saudita colpendo anche con un missile l’aeroporto di Riad ed altri aeroporti sauditi..

Una situazione di guerriglia che è stata aperta nell’ambito della guerra degli stretti quello di Hormuz e Bab el – Mandeb nel mar rosso come effetto collaterale del conflitto tra Usa e Iran. Una guerra che oggi è in una situazione di stallo in quanto basata solo sui colpi di droni e missili atti a colpire le petroliere che attraversano lo stretto che sembra essere controllato da tre contendenti Iran – Oman e Usa che ogni giorno manifestano le loro paternità ma che fanno alzare di molto i costi di attraversamento che ogni petroliera deve affrontare ed oggi si aggirano intorno a 1.300.000 dollari. Il costo per trasportare una petroliera di grandi dimensioni dagli Stati Uniti all’Asia invece è arrivato a circa 77 milioni di dollari, rispetto ai 9,2 milioni di dollari nel 2025, aumentando i rischi e gli oneri per le forniture di petrolio a livello globale.

Una guerra quella degli Huthi che si trascina dal 2014 quando iniziò la guerra civile dello Yemen (2014-presente) il 16 settembre 2014 tra l’esercito yemenita leale al presidente Abd Rabbih Manṣūr Hādī e riconosciuto dalla comunità internazionale (poi costretto a rifugiarsi nella capitale provvisoria ad Aden), e le forze ribelli degli Huthi, che prendono il controllo della capitale Sana’a, allora alleate con le forze fedeli all’ex presidente Ali Abdullah Saleh (ucciso nel 2017).

Un conflitto che si è prorogato anche dopo le dimissioni nel 2022 del presidente Hadira dal Consiglio Direttivo Presidenziale (CDP) (governo dello Yemen riconosciuto dalla comunità internazionale) con a capo il presidente Rashad al – Alimi e il Consiglio Politico Supremo degli Huthi, presieduto da Mahdi al-Mashat. All’interno molti attori rappresentano le forze nazionali di resistenza vedi Tareg Saleh nipote dell’ex presidente ed altri alleati che controllano il porto di Mokha e le isole Zugar, Hanish e Perim che si trovano nel mar rosso. Presenti a favore della parte Huthi il gruppo di al – Qaida nella penisola arabica alleato di Ansar al – Sharia affiliato Yemenita dell’Isis che controlla una piccola porzione centrale del paese.

Nel marzo 2026 in piena guerra tra Iran e Usa gli Huthi hanno attaccato Aden arrivando alla sede del governo di Hadi minando il potere del paese riconosciuto internazionalmente . Una grave situazione che ha fatto intervenire una coalizione di mercenari guidata dalla vicina Arabia Saudita con attacchi aerei ed altro. La coalizione secondo l’Alto Commissario delle Nazioni Unite ha determinato migliaia di morti e si parla di 16.200 vittime.

Una premessa quella sopra riportata che ha determinato quello che oggi la guerra in Yemen sta manifestando sotto gli occhi della comunità internazionale e le visioni di guerra di Trump che sembra secondo Axios stia sostenendo l’offensiva, dell’Arabia Saudita, contro gli Houthi fornendo assistenza in termini di intelligence e di individuazione dei bersagli, ma non partecipando direttamente ai combattimenti potremmo dire un classico americano. Lo stesso ministro della Difesa saudita, il principe Khalid bin Salman, ha chiesto al segretario alla Difesa americano, Pete Hegseth, che gli Stati Uniti effettuassero attacchi aerei, ma funzionari americani hanno dichiarato che Washington non intraprenderà “azioni militari” per il momento. Sembra che anche la Francia sia coinvolta nella guerra in Yemen, poiché un aereo francese del tipo A330 MRTT sta attualmente effettuando operazioni di rifornimento di carburante vicino allo stretto di Bab-el-Mandeb.

Il Centro di Coordinamento delle Operazioni Umanitarie ha emesso inoltre un avviso dettagliato indirizzato alle compagnie aeree che operano nello spazio aereo saudita, avvertendole esplicitamente che quest’ultimo non è considerato sicuro; tale condizione di insicurezza è stata dichiarata allo scopo di garantire la sicurezza del traffico aereo civile e persiste finché continua l’aggressione saudita contro il nostro paese come si evince dalle dichiarazioni yemenite.

La dichiarazione delle Forze Armate dello Yemen annuncia una significativa operazione militare, In risposta all’aggressione saudita contro la capitale, Sana’, e le province liberate, che negli ultimi giorni hanno raggiunto fino a 60 attacchi aerei e missilistici, portando il numero totale di attacchi dell’aggressione saudita dall’inizio dell’escalation contro il nostro paese a 1.410 azioni militari.

Le forze armate yemenite hanno condotto nell’ultimo periodo un’operazione militare di successo, utilizzando diversi missili balistici e droni, prendendo di mira la compagnia Aramco nella capitale del nemico saudita, Riad. Secondo i ribelli lo spargimento di sangue yemenita avvenuto con tanta criminalità e brutalità rende necessario che le forze armate, insieme a tutti i cittadini liberi della nostra nazione, adottino tutte le misure di escalation e deterrenza necessarie, per far capire a tutti che il prezzo per chi ignora il sangue del nostro popolo fedele sarà alto e inaccettabile, e il nemico criminale deve capire che continuare a spargere il sangue del nostro popolo avrà un costo elevato.

Continueremo continuano i ribelli a imporre l’equazione “assedio per assedio” e “escalation per escalation”, prendendo di mira i concentramenti di truppe del nemico saudita, fino a quando l’aggressione non cesserà e l’assedio sul nostro amato paese non sarà revocato .

Gli attacchi delle forze yemenite stanno facendo la differenza e le loro milizie sono arrivate anche ad Aden con il pieno controllo del corridoio , dove sono stati colpiti obbiettivi strategici rappresentati dalle raffinerie Saudite di Aramco a Riad, Jeddah, Khurais e l’oleodotto “est-ovest” in Arabia Saudita. E proprio nei gironi scorsi è stato colpito l’Aeroporto di Riad che ha provocato 13 morti e 360 feriti inoltre un elicottero militare statunitense è stato abbattuto da un missile terra-aria lanciato dagli Houthi.

Secondo il CEO di Saudi Aramco, Amin Nasser, le scorte globali di petrolio sono “pericolosamente basse” a seguito di gravi interruzioni causate dal conflitto in Medio Oriente. Si stima che siano state prelevate più di 1 miliardo di barili dalle riserve, mentre quasi 3 miliardi di barili di forniture previste dal Medio Oriente sono andati persi. Nasser ha affermato che il ripristino delle scorte esaurite potrebbe richiedere fino a due anni, avvertendo che gli attacchi continui alle infrastrutture energetiche rappresentano una seria minaccia per la sicurezza energetica globale.

La fonte yemenita dichiara che le forze armate yemenite continuano la loro avanzata verso altre aree nella campagna meridionale della provincia di Taiz, in un contesto di diffusi collassi dei mercenari sauditi. Gli Ansarallah sembra abbiano riconquistato Murad e Bab Al-Mandab, annullando completamente tutti i progressi compiuti dalle forze saudite a partire dagli ultimi giorni ; a conferma di ciò, le riprese effettuate sulla strada di Murad con vista su Bab Al-Mandab mostrano diversi veicoli sauditi abbandonati. Dopo la liberazione di al-Hayma, al-Shuaub, al-Jabziya e al-Asim e Yafra, le forze yemenite hanno liberato Habban Quds. La loro presenza è stata segnalata a Suq al-Birin, sulla strada che collega Taizz e Aden.

Il portavoce del Ministero degli Affari Esteri dell’Iran, Esmail Baghaei, durante una conferenza stampa dice la sua : “Abbiamo ripetutamente affermato che la soluzione alla questione dello Yemen non è continuare e intensificare l’assedio economico, e bombardare lo Yemen non è una soluzione. Per anni, la popolazione dello Yemen è stata sottoposta a sanzioni economiche e a un blocco navale, e ha il diritto di vivere come una nazione, in modo normale, e di godere delle opportunità e delle condizioni che qualsiasi altro paese può avere. Avviare dei colloqui basati su una tabella di marcia concordata tra gli yemeniti e l’Arabia Saudita diversi anni fa potrebbe essere una soluzione logica. A tal proposito, abbiamo annunciato la nostra disponibilità a fornire qualsiasi assistenza possiamo per favorire questo processo.”

Il conflitto è in continua evoluzione a livello internazionale e si denotano le preoccupazioni specie dell’America che vede l’alleato Saudita Arabia soccombere di fronte alla coalizione yemenita. In tal senso per non intervenire direttamente cosa che potrebbe rappresentare un ulteriore impegno militare fomenta i suoi amici tra cui la Siria ad intervenire nel conflitto. Secondo diverse fonti citate da Asharq News, la Siria starebbe valutando un possibile coinvolgimento militare nella guerra in Yemen al fianco dell’Arabia Saudita contro gli Houthi (Ansar Allah). Le stesse fonti precisano che non è stata ancora presa una decisione definitiva su un’eventuale partecipazione di Damasco al conflitto. La notizia arriva a poche ore dalla visita a Riad del presidente siriano Abu Mohammad Al-Jolani Aka Ahmed Al-Sharaa che ha incontrato il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman nei giorni scorsi, nel pieno dell’escalation degli attacchi Houthi contro gli aeroporti sauditi. La Siria potrebbe inviare tra le 10.000 e le 20.000 truppe per sostenere i sauditi, e si sta valutando il dispiegamento della 90ª brigata, con sede vicino a Damasco, e della 84ª divisione, con sede vicino a Suwayda.

Infine la risposta Iraniana data all’agenzia di stampa Tasnim non si è fatta attendere ed è tassativa : “Qualsiasi paese che attacchi lo Yemen sarà a sua volta attaccato, e le sue navi non potranno più transitare nello stretto di Bab-el-Mandeb e nel Mar Rosso. Entreremo comunque nella città di Taizz, ma speriamo che non ci sia una guerra al suo interno e che i mercenari legati al nemico saudita si ritirino da soli. L’Arabia Saudita non avrà l’opportunità di migliorare la sua immagine; anzi, dovrà pagare risarcimenti al popolo yemenita”.

L’accensione del conflitto in Yemen è da considerare come un chiaro effetto collaterale delle politiche nazionaliste in Medio Oriente che guardano solo all’effetto mediatico ma non alle reali conseguenze a livello globale che tali atteggiamenti hanno provocato per non parlare dei numeri relativi alle vittime innocenti che sono state schiacciate dall’ignominia Imperialista.

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