Il contratto: consenso, libertà e linguaggio a Sanremo

Il contratto. La danza del potere racconta un potere che seduce e un potere che si conquista, tra corpo, consenso e identità. Intervista alla scrittrice Chiara Domeniconi.

Tra i titoli selezionati per Casa Sanremo Writers 2026, Il contratto. La danza del potere è anche un romanzo sul corpo che dice la verità quando le parole mentono. Le stanze, i veli, i profumi e le musiche diventano una scenografia: chi guarda, chi decide, chi firma. Domeniconi costruisce una protagonista che impara a riconoscersi mentre tutti vorrebbero definirla. Editore: SBS Edizioni. Anno: 2025. Prezzo: € 15.

Che differenza c’è, per lei, tra il potere che affascina e il potere che possiede? In quale scena questa differenza è più chiara?

Il potere che affascina è quello delle favole, di certi film o pubblicità ingannevoli. Il potere che possiede è quello che realmente abbiamo su noi stessi, il nostro futuro e destino. Non solo di cambiarlo o intervenire perché non sempre possiamo ma come ci poniamo di fronte e nelle difficoltà. Lo stato d’animo, l’atteggiamento, la reazione successiva a un evento anche negativo.   

Nel libro la libertà non è un’idea astratta, ma una pratica quotidiana. Qual è il gesto più piccolo che restituisce a Sofia la propria misura?

Camminare per il palazzo curiosando in ogni angolo e anfratto. Questo credo, questo le restituisce la sua misura.

La figura del sultano oscilla tra autorità e ridicolo. Perché era importante mostrarne anche la fragilità?

Era importante per far capire che non può esistere uomo che non sia umano. Anche di potere. Non può esistere. Uomo a cui non batte un cuore e non sanguina una ferita.  

Se potesse riscrivere una sola decisione di Sofia, quale cambierebbe e che effetto produrrebbe sulla trama?

Forse farei compiere anche ai Sofia i balli “di sfogo” insieme alle altre concubine. Magari diventerebbe molto amica con una di queste che le potrebbe svelare dei segreti particolari sul sultano. E forse alla fine potrebbe esserci un matrimonio. Chissà…

Che cosa vorrebbe chiedessero a lei, come autrice, durante la presentazione in vetrina: del tema del consenso, del linguaggio del corpo o del ruolo degli oggetti?

Mi piacerebbe mi chiedessero quando e come e se la mente da al corpo il consenso di esprimersi col suo linguaggio e viceversa. Se è più importante il linguaggio corporeo o vocale e quale più efficace o se ce n’è uno più o meno efficace. Se sono utili gli oggetti, il loro ruolo in questo. 

A libro chiuso, quale invito lascia al lettore: diffidare delle scorciatoie, leggere i contratti, oppure danzare finché non si trova la propria voce?

Un po ‘ tutto tranne in toto, diffidare delle scorciatoie perchè talvolta, anche se poche, possono anche tornare utili forse quando si è già fatta più e più volte quella strada. I contratti vanno letti sempre, pure le postille e farli leggere a un amico di fiducia disinteressato, più lucido in merito. Per esperienza personale…Danzare è bellissimo sempre, non solo per trovare la voce ma anche per stare in silenzio a sentire il potere che si ha dentro, sul proprio corpo e quello che circola nell’universo, sulla terra e nel cielo.

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