Quando Donald Trump ha scagliato la prima pietra dando il via alla battaglia sulle tariffe commerciali, molti economisti avevano pronosticato un effetto boomerang pesante sull’economia statunitense. A distanza di parecchi mesi, possiamo dire che l’economia a stelle e strisce è tutt’altro che azzoppata.
Nessuno shock dalle tariffe commerciali
Se guardiamo i numeri, l’impatto delle tariffe commerciali è decisamente più lento del previsto. Anche se non bisogna cadere nell’estremo opposto, ossia di ritenere l’impatto dei dazi assolutamente trascurabile, ci sono alcuni motivi che spiegano perché il loro impatto non è stato così pesante come si immaginava.
Tariffe legali e tariffe reali
In primo luogo, anche se le tariffe commerciali in alcuni casi sono di parecchie decine percentuali, in realtà l’aliquota tariffaria reale è molto più ridotta. Le aziende USA infatti hanno diversi metodi per ritardare o addirittura eludere il danno dalle tariffe commerciali più elevate. Se l’aliquota legale è del 17%, le aziende riescono a portare l’aliquota reale a circa l’11%, che è molto più bassa rispetto a quella di inizio aprile, quando Trump gelò i mercati annunciando i dazi del “Liberation Day“.
L’effetto tardivo dei dazi
In secondo luogo, l’effetto di un movimento graduale dei prezzi ancora non si è visto. L’allineamento tra le aliquote legali e quelle reali avviene in maniera progressiva e non istantanea. Molte aziende stanno ritardando gli aumenti dei costi, nella speranza che le tariffe si rivelino temporanee e potranno spalmare quegli aumenti su periodi più lunghi. A tal proposito vanno ricordate le numerose cause legali in corso.
I negoziati commerciali in corso
Un altro aspetto fondamentale sono i negoziati commerciali. Gli Stati Uniti stanno portando avanti diversi tavoli con i partner di tutto il mondo, con oggetto le tariffe commerciali. L’esito di questi negoziati inciderà notevolmente sui dazi che colpiranno l’economia a stelle e strisce.
L’andamento del commercio internazionale
Va sottolineato che, nonostante le incertezze legate alla guerra tariffaria globale, l’attività commerciale globale sta procedendo comunque a ritmo sostenuto e gli indicatori di volume non fanno intravedere una marcia indietro. Almeno al di fuori degli Stati Uniti non c’è alcun rallentamento nei livelli preesistenti ai dazi. La globalizzazione quindi non sta affatto terminando, forse sta solo cambiando. Ma ci vorranno ancora parecchi anni per ridefinire tutte le mosse sul tavolo.



