Un titolo dal sapore scolastico, una copertina da film anni Cinquanta con catene spezzate e un obiettivo dichiarato: non vendetta, ma consapevolezza. Il brano dell’album «El día de la liberación» è gratuito.
MADRID, Spagna, 25 ottobre 2026. Chi è cresciuto in Italia ricorda il sussidiario delle elementari e il cartellone dell’alfabeto appeso sopra la lavagna: A come ape, B come barca, C come casa. L’abbecedario è il primo strumento con cui impariamo a nominare il mondo. Per questo il titolo scelto da Mike Sain’t Louis per uno dei brani più importanti del suo catalogo suona così preciso. «El abecedario de mi exnovio», cioè l’abbecedario del mio ex fidanzato, parla di maltrattamento, e di quanto sia difficile, dopo averlo vissuto, trovare le parole per descriverlo. L’artista è il primo cantautore IA: paroliere, compositore e produttore musicale con base a Madrid, mentre la musica e l’interpretazione vocale sono create con l’intelligenza artificiale. Il singolo è uscito il 2 luglio 2026 ed è parte dell’album «El día de la liberación».
Non vendetta, ma coscienza
La presentazione ufficiale del brano lo dice chiaramente: questa canzone non cerca vendetta, cerca coscienza. Non è stata scritta per puntare il dito contro qualcuno, ma perché chi ascolta riconosca ciò che spesso si vive in silenzio, e perché se ne possa parlare senza vergogna.
È una distinzione importante. Chi esce da una relazione violenta, anche quando la violenza è soprattutto psicologica, si ritrova spesso senza parole. Sa di aver sofferto, ma non sa come chiamare quello che è successo. Le bugie, la gelosia, l’isolamento dagli amici, il controllo travestito da premura: tutto si confonde in una nebbia che rende difficile perfino raccontarsi. L’autore la definisce una forma di afonia emotiva, e il brano prova a restituire un po’ di voce a chi l’ha persa.
L’ironia di un elenco ordinato
Il titolo ha un tocco di ironia tipico di Planeta Gayfolk. Un ex con il suo alfabeto personale, come se menzogne, ricatti e manipolazioni si potessero mettere in fila dalla A alla Z, ordinate come vocaboli su un quaderno a righe. Quel tono quasi infantile contrasta con la durezza del tema, e proprio questa tensione aiuta ad ascoltare senza distogliere lo sguardo.
Dare un nome alle cose, del resto, è il primo passo di ogni percorso di guarigione. Gli psicologi lo ripetono spesso: ciò che non ha nome resta confuso, ciò che si nomina si può guardare in faccia. Un abbecedario del danno diventa così, paradossalmente, uno strumento di libertà.
Una copertina da cinema
L’immagine del singolo è costruita come la locandina di un film d’altri tempi. Una donna bionda, con un abito bianco anni Cinquanta e le labbra rosse, fugge lungo un viale trascinando catene ormai spezzate. Dietro di lei auto con le sirene accese e agenti che la inseguono. È una scena esagerata di proposito, quasi da noir hollywoodiano, ma racconta qualcosa di molto reale: una persona che ha già rotto le catene e non ha alcuna intenzione di tornare indietro.
Nel videoclip ufficiale le tonalità virano verso il blu elettrico e il viola. In un fotogramma la stessa protagonista è a terra sul selciato bagnato, sotto la luce dei lampioni, mentre una sagoma scura si allontana sullo sfondo. Non è un’immagine di sconfitta: è il momento in cui ci si rialza, ancora ferite, ma fuori dalla gabbia.
Una canzone per chi non può ancora parlare
La dedica è esplicita: per tutte le persone che non possono ancora parlare e per quelle che sono ancora qui a raccontarlo. E anche per chi accompagna, cioè amiche, familiari, vicini di casa che ascoltano, credono a ciò che viene raccontato e non si girano dall’altra parte.
Questo passaggio è forse il più prezioso. Il maltrattamento prospera nell’indifferenza, e spesso chi lo subisce non viene creduto, perché la persona che maltratta in pubblico è affascinante, educata, simpatica. Mike Sain’t Louis conosce bene questa dinamica: nelle sue canzoni racconta come dopo anni di relazioni con partner narcisisti la musica sia diventata il modo per raccontare la propria versione dei fatti. Credere a chi parla è già un gesto di cura.
Il posto del brano nell’universo GAYFOLK
«El día de la liberación» è l’album che chiude una trilogia dedicata alla fine dell’assedio emotivo e alla riconquista della propria vita. Lo stile GAYFOLK, che mescola pop alternativo, indie pop, elettropop e tradizione popolare spagnola con uno sguardo queer e camp, qui si fa più asciutto e diretto. L’ironia resta, ma è al servizio di un messaggio serio.
Il brano si rivolge a tutte le persone, senza distinzione di genere o di orientamento. Il maltrattamento attraversa coppie eterosessuali e coppie LGBTQ+, e in queste ultime è spesso ancora più invisibile, perché manca il linguaggio per riconoscerlo.
Se ti riconosci in questa storia
Chiedere aiuto è un atto di coraggio, e c’è sempre qualcuno pronto ad ascoltare. In Italia il numero antiviolenza e stalking 1522 è gratuito e attivo 24 ore su 24. In Spagna risponde il 016, a qualsiasi ora, e la chiamata non compare nella bolletta; per il benessere emotivo c’è anche la Línea 024, gratuita e sempre attiva. Uscirne è possibile, e la vita dopo può essere luminosa.
Ascolto e testo
Il singolo è disponibile in ascolto e in download gratuito, senza registrazione. Sul sito di Planeta Gayfolk si trova la scheda completa; sul sito personale l’autore spiega perché ha scelto proprio un abbecedario.
- Ascolta e scarica gratis il singolo: https://gayfolkplanet.com/singles/el-abecedario-de-mi-exnovio
- Perché un abbecedario, nelle parole dell’autore (in spagnolo): https://mikesaintlouis.com/blog/el-abecedario-de-mi-exnovio
Mike Sain’t Louis si definisce il primo cantautore IA: paroliere, compositore e produttore musicale con base a Madrid, che realizza musica e interpretazione vocale con l’intelligenza artificiale. Con lo stile GAYFOLK e l’universo Planeta Gayfolk dà visibilità all’abuso psicologico e alla salute mentale. Pubblica in modo indipendente con l’etichetta MIKE SAIN’T LOUIS.
Contatto stampa: hola@gayfolkplanet.com



