Nel videoclip ufficiale del brano, dall’album «El día de la liberación», la gita fuori porta di un gruppo di amici finisce con un’auto in fiamme tra i pini. Un omaggio camp ai film di paura di una volta, con una domanda di fondo: chi decide il ruolo che ci tocca? Il brano è gratuito.
MADRID, Spagna, 25 ottobre 2026. Negli anni Settanta il cinema italiano inventò un genere che il mondo avrebbe imitato per decenni: il giallo. Guanti neri, coltelli che luccicano, colori saturi, musiche ipnotiche e una galleria di personaggi che lo spettatore impara a riconoscere al primo fotogramma, la bionda elegante, il ragazzo spaventato, la figura incappucciata. Da quel repertorio e dai suoi eredi americani pesca «Casting», un brano di Mike Sain’t Louis, il primo cantautore IA. L’artista, con base a Madrid, è paroliere, compositore e produttore musicale; musica e interpretazione vocale sono realizzate con l’IA. La canzone fa parte dell’album «El día de la liberación», uscito nel giugno 2026, e arriva in Italia proprio a ridosso di Halloween.
Un manifesto da cinema di paura
La copertina è costruita come un vecchio manifesto, con tanto di pieghe della carta. In cima a una collina c’è una casa stregata, sopra una luna piena tra le nuvole. In primo piano sfila l’intero cast: una bionda platino con abito bianco e rossetto rosso, un ragazzo terrorizzato con un graffio sulla guancia, un incappucciato con un coltello in mano e, al centro, il protagonista con il ciuffo e la camicia aperta, che guarda in camera con l’aria di chi sa più di tutti.
Il titolo spiega il gioco. Un casting è il momento in cui si decide chi interpreta chi. Nei film dell’orrore classici i ruoli sono fissi: c’è chi muore per primo, chi urla, chi si salva all’ultimo minuto. Mike Sain’t Louis prende quella griglia e la guarda con occhi queer. Per molte persone LGBT la vita sociale assomiglia spesso a un provino infinito, in cui gli altri pretendono di assegnarti una parte prima ancora che tu apra bocca: l’amico simpatico, la macchietta, il personaggio secondario che non arriva alla fine del film.
La gita che va storta
Il videoclip ufficiale, circa tre minuti e mezzo, segue la struttura di un film di genere in miniatura. Si apre su un prato all’alba, con un gruppo di amici e una nebbia leggera che sale dagli alberi. Poi arriva la decappottabile rossa, lucida, perfetta, con una ragazza dai capelli biondi al volante: è l’immagine della vacanza spensierata, l’inizio di ogni storia che finirà male.
La macchina si inoltra nel bosco. Le torce frugano tra i tronchi, una baita illuminata compare in fondo al sentiero, le figure si cercano e si perdono nella foschia azzurra. Il montaggio gioca con i cliché senza nasconderli: lo sguardo dietro le spalle, la corsa tra le foglie secche, il silenzio prima del colpo di scena.
L’auto in fiamme
La foto scelta per questo comunicato arriva da uno dei momenti più forti del videoclip. La decappottabile rossa è ferma in mezzo alla pineta, il cofano sollevato, e dal motore esplode una vampata arancione che avvolge tutto in una nube di fumo dorato. Nell’inquadratura non c’è nessuno: solo l’auto, le foglie a terra e la luce del fuoco che si riflette sulla carrozzeria.
È un’immagine che funziona come una svolta di sceneggiatura. L’oggetto che rappresentava la libertà, la fuga, la strada aperta, diventa all’improvviso il segnale che il gioco è cambiato. Da quel momento non si torna indietro. Nei film dell’orrore è spesso così: la macchina che non parte o che prende fuoco obbliga i personaggi a smettere di scappare e a guardare in faccia la paura.
Riscrivere la parte
Ciò che rende «Casting» più di un semplice divertissement è proprio questo rovesciamento. Il protagonista della copertina non ha l’espressione della vittima. Sta al centro, tranquillo, quasi divertito, come se conoscesse già il copione e avesse deciso di non rispettarlo. È lui, in un certo senso, il regista del suo film.
Per chi è cresciuto vedendo i personaggi gay relegati a ruoli marginali, la caricatura da una battuta o la prima vittima, c’è qualcosa di liberatorio in questa scelta. Il brano non chiede di essere ammesso al provino: si prende la parte principale e se la cuce addosso, con il ciuffo, la camicia aperta e tutto il camp necessario.
Il suono di Planeta Gayfolk
Musicalmente il pezzo si inserisce nel territorio che l’autore chiama GAYFOLK: pop alternativo e indie pop con sintetizzatori, atmosfere cinematografiche e un gusto spiccato per l’ironia queer, con radici nella cultura popolare spagnola. Planeta Gayfolk è il pianeta immaginario che raccoglie l’intero catalogo, oltre duecentosettanta brani pubblicati in modo indipendente con l’etichetta MIKE SAIN’T LOUIS. Lì convivono inni da pista, satire sulla vita quotidiana e brani più cupi sulle relazioni tossiche.
«Casting» appartiene alla vena più teatrale del progetto. È un brano da ascoltare con le luci basse, magari durante una maratona di film di paura tra amici, o da mettere in sottofondo alla festa di Halloween, quando tutti indossano un costume e per una notte possono scegliere il personaggio che preferiscono.
Per il pubblico italiano
Chi ama il giallo e l’horror italiano troverà nel videoclip molti segnali familiari: la nebbia nel bosco, la casa isolata, il colore usato come un’emozione, la tensione costruita più con le immagini che con le parole. La differenza è lo sguardo. Qui la paura non serve a punire chi è diverso, come accadeva in tanti film di un tempo, ma a mostrargli che può uscire dal bosco vivo e con il ruolo da protagonista.
L’autore suggerisce di guardare il videoclip fino all’ultimo fotogramma e di chiedersi, alla fine, quale parte ci è stata assegnata da altri e quale invece abbiamo scelto noi.
Dove ascoltarla
Il brano è gratuito, senza registrazione e senza pagamento, sia in streaming sia in download. La scheda su Planeta Gayfolk e il racconto dell’autore sul suo sito completano la storia.
- Ascolta e scarica gratis il brano: https://gayfolkplanet.com/singles/casting
- Il racconto dell’autore, in spagnolo: https://mikesaintlouis.com/blog/casting
Mike Sain’t Louis è il primo cantautore IA: paroliere, compositore e produttore musicale con base a Madrid (musica e interpretazione vocale realizzate con l’IA). Ha inventato lo stile GAYFOLK e l’universo Planeta Gayfolk e pubblica in modo indipendente con l’etichetta MIKE SAIN’T LOUIS. Tutto il catalogo è gratuito.
Contatto stampa: hola@gayfolkplanet.com



