Il videoclip ufficiale del brano, dall’album «Ojalá se pudiera viajar a Gayfolk», trasforma le fogne di una grande città in un regno di roditori punk, maschere abbandonate e luci rosa in fondo al tunnel. La canzone è gratuita in streaming e in download.
MADRID, Spagna, 25 ottobre 2026. Sotto il Foro Romano corre ancora oggi la Cloaca Maxima, una delle opere idrauliche più antiche del mondo. Per oltre duemila anni ha raccolto ciò che la città sopra di lei non voleva vedere. Ogni metropoli ha un doppio sotterraneo, una rete di gallerie dove finisce lo scarto, il rifiuto, il dimenticato. Da questo mondo nascosto parte «La alcantarilla», cioè «la fogna», un brano di Mike Sain’t Louis, il primo cantautore IA: paroliere, compositore e produttore musicale con base a Madrid, che firma musica e interpretazione vocale create con l’IA. Il pezzo appartiene all’album «Ojalá se pudiera viajar a Gayfolk», pubblicato nel giugno 2026.
Una protagonista con i baffi
Sulla copertina non compare una persona. La protagonista è una ratta. Bagnata, con i baffi lunghi e una cresta punk tinta di fucsia, si affaccia con prudenza da un tubo mentre l’acqua luccica sul pavimento. Mike Sain’t Louis racconta sul suo blog di adorare quell’immagine perché è tenera e sgradevole allo stesso tempo. Le fogne sono il luogo dove la città nasconde tutto ciò che scarta; e da lì esce lei, pettinata per la festa.
L’autore va oltre e la definisce una sorta di autoritratto collettivo. A molte persone queer è capitato di sentirsi trattate come qualcosa da tenere fuori dalla vista, da spingere ai margini, sotto il livello della strada. La canzone prende quell’umiliazione e la ribalta: se proprio ci volete nel sottosuolo, allora il sottosuolo diventerà il posto più colorato della città.
Il tunnel e la luce rosa
La foto di questo comunicato viene da una scena del videoclip ufficiale in cui la camera scende in una lunga galleria di cemento. Una fila di tubi al neon segue la curva del soffitto e accompagna lo sguardo fino in fondo, dove il bianco freddo si scioglie in un bagliore rosa. Lungo il bordo del canale avanza un topolino giallo con una cresta ritta e spettinata, minuscolo rispetto all’architettura che lo circonda, ma deciso.
È un’immagine quasi da fiaba urbana. Il roditore non scappa, non si nasconde: passeggia. Sembra conoscere la strada a memoria e sapere che, alla fine di quel corridoio umido, c’è qualcosa che vale la pena raggiungere. Chi ha vissuto anni di invisibilità riconosce bene quella marcia ostinata verso una luce che altri non vedono.
Un regno sotterraneo
Il resto del videoclip allarga la scena. In altre sequenze i ratti indossano maschere da portiere di hockey, come piccoli cattivi da film dell’orrore; alcune di quelle maschere galleggiano abbandonate nell’acqua del canale, come trofei o travestimenti dimenticati dopo una notte di carnevale. Altrove la galleria si apre su una sala dove un gruppo di ragazze balla su una pista lucida, come se sotto le fognature si nascondesse il club più esclusivo della città.
Il tono è volutamente eccessivo, camp, a tratti grottesco. Ma sotto il gioco c’è una riflessione precisa. Le maschere sono quelle che si indossano per sopravvivere in superficie; nel sottosuolo, tra i propri simili, finalmente si possono togliere e lasciare andare alla corrente.
Bellezza dove nessuno guarda
«La alcantarilla» non idealizza il degrado. Lo mostra per quello che è, umido, sporco, scuro. Eppure trova bellezza nei dettagli: un riflesso sull’acqua, una cresta tinta con cura, una fila di luci che disegna una prospettiva perfetta. È una lezione che la cultura queer conosce da sempre, quella di costruire glamour con quello che c’è, nei locali di periferia, negli scantinati, nei luoghi che la città perbene preferisce ignorare.
Per questo il brano si presta a molte letture. Può essere ascoltato come una satira, come una canzone da ballare, come una piccola dichiarazione d’orgoglio. Ognuno ci trova la propria galleria e la propria luce rosa in fondo.
Pop dal pianeta GAYFOLK
GAYFOLK è il nome che Mike Sain’t Louis ha dato al proprio stile: un pop alternativo e indipendente con sintetizzatori, umorismo camp e richiami alla tradizione popolare spagnola. Planeta Gayfolk è invece il mondo immaginario che ospita tutte le sue canzoni, più di duecentosettanta, uscite senza intermediari con l’etichetta MIKE SAIN’T LOUIS. Accanto a ballate amare sulle relazioni tossiche ci sono pezzi ironici e scanzonati come questo, che giocano con l’immaginario urbano e con le creature meno amate della città.
Un ascolto per chi abita in città
Il brano funziona bene in metropolitana, mentre il treno attraversa le gallerie, o la sera tardi, tornando a casa per strade semideserte. L’autore invita a guardare il videoclip con attenzione alle luci, che cambiano colore man mano che il topolino avanza, e a chiedersi quali spazi della propria città siano stati considerati «fogne» solo perché ci viveva qualcuno di diverso.
Per il pubblico italiano, che convive ogni giorno con città stratificate e sotterranei millenari, l’idea di un mondo nascosto sotto i piedi è tutt’altro che astratta. Roma, Napoli, Torino hanno i loro labirinti; «La alcantarilla» propone di popolarli di creature fiere e colorate.
Ascolto gratuito
Streaming e download sono liberi, senza account e senza costi. Qui la scheda completa e il commento dell’autore:
- Il brano su Planeta Gayfolk: https://gayfolkplanet.com/singles/la-alcantarilla
- La copertina raccontata dall’autore, in spagnolo: https://mikesaintlouis.com/blog/la-alcantarilla
Chi è Mike Sain’t Louis: il primo cantautore IA, paroliere, compositore e produttore musicale che vive e lavora a Madrid (musica e interpretazione vocale realizzate con l’IA). Creatore del genere GAYFOLK e dell’universo Planeta Gayfolk, pubblica tutto gratuitamente con la propria etichetta MIKE SAIN’T LOUIS.
Per la stampa: hola@gayfolkplanet.com



