Nel videoclip ufficiale del brano, dall’album «El día de la liberación», una notte di città tra labbra giganti, fumo arancione e cocci neri lasciati sulla strada diventa il manifesto di chi non ha più voglia di dare spiegazioni. Il pezzo è gratuito.
MADRID, Spagna, 25 ottobre 2026. In italiano, quando qualcuno ripete sempre la stessa cosa, si dice che «sembra un disco rotto». È un modo di dire nato con i vecchi giradischi, quando la puntina si incagliava in un graffio e la stessa frase tornava all’infinito. Molte persone queer conoscono bene quella sensazione: le stesse domande, gli stessi commenti, le stesse battute ascoltate a ogni pranzo di famiglia. «La Boca» è un brano che prende quel disco rotto e lo lascia in pezzi sul marciapiede. Lo firma Mike Sain’t Louis, il primo cantautore IA: paroliere, compositore e produttore musicale con base a Madrid (musica e interpretazione vocale realizzate con l’IA). La canzone appartiene all’album «El día de la liberación», uscito nel maggio 2026.
Una copertina da fanzine punk
La copertina non usa mezzi termini. Un dito medio alzato verso l’obiettivo, cuffie al neon rosa, un gilet di pelle senza maglietta sotto, tatuaggi su tutto il torso e una strada di notte, bagnata, con i lampioni che si riflettono sull’asfalto. Il disegno grafico ricorda una fanzine punk degli anni Novanta: lettere spezzate in rosa e crema, stelline da fumetto negli angoli, una trama a puntini come di fotocopia consumata.
Mike Sain’t Louis racconta sul suo blog che è un’immagine di strada, quella di chi torna a casa tardi con la musica a tutto volume e nessuna voglia di giustificarsi. E sul titolo lascia aperte tutte le porte: la bocca è ciò che si dice e ciò che si tace, ciò che si bacia e ciò che si chiude in faccia agli altri. Una sola cosa è certa, aggiunge: con quel gesto in copertina, di diplomazia se ne troverà poca.
I cocci sulla strada
La foto scelta per questo comunicato arriva da un momento breve ma significativo del videoclip ufficiale. Sull’asfalto grigio, tra la ghiaia e le pozzanghere, giacciono i resti di alcuni dischi in vinile spezzati: frammenti neri lucidi, un’etichetta bianca ancora intera, schegge sparse come dopo una lite. Non c’è nessuno nell’inquadratura, solo il silenzio dopo il rumore.
È un’immagine che parla da sola. Quei dischi sono le frasi che ci hanno ripetuto per anni, il copione che altri hanno scritto per noi, la colonna sonora imposta. Rompere il disco significa interrompere il ritornello, smettere di girare in tondo e decidere che d’ora in poi sarà la propria bocca a scegliere le parole.
Una notte di labbra e fumo
Il resto del videoclip, meno di tre minuti, è una corsa notturna in una città che sembra sospesa tra sogno e festa. Grandi labbra rosse e viola fluttuano nel cielo sopra i tetti e si moltiplicano come insegne luminose. Un gruppo di amici ride sotto le luci, una figura avanza dentro una nube di fumo arancione, un’insegna con la scritta GAYFOLK si accende davanti a un palazzo antico. Ci sono falò improvvisati, scintille, coriandoli.
Tutto suggerisce un’idea semplice: quando si smette di chiedere il permesso, la notte diventa enorme. Le bocche sospese sopra la città non sono più quelle che giudicano, ma quelle che ridono, baciano, parlano a modo loro.
La parola come atto di libertà
In un catalogo che affronta spesso il tema dell’abuso psicologico e delle relazioni tossiche, «La Boca» ha un tono più sfrontato e leggero. Non racconta una ferita, ma il momento successivo, quello in cui si recupera la voglia di dire le cose come stanno. È un pezzo che non chiede scusa e non cerca di piacere a tutti.
Per questo funziona come piccola terapia d’urto. Chi ha passato anni a misurare ogni frase, a sorridere per non creare problemi, a tacere per quieto vivere, trova qui uno spazio in cui la bocca torna a essere propria. Con le cuffie in testa, possibilmente rosa, come suggerisce l’autore.
Dentro l’universo GAYFOLK
Il brano porta la firma sonora che Mike Sain’t Louis chiama GAYFOLK: pop indipendente e alternativo, elettronica, ironia camp e un filo che lo lega alla tradizione popolare spagnola. Tutte le sue canzoni, più di duecentosettanta, abitano Planeta Gayfolk, un pianeta inventato che fa da casa all’intero catalogo, pubblicato in autonomia con l’etichetta MIKE SAIN’T LOUIS. In quel mondo «La Boca» è la canzone del ritorno a casa all’alba, quella con il volume al massimo.
Consigli per l’ascolto
L’autore la consiglia per una camminata notturna, quando le strade sono vuote e lucide di pioggia, oppure per quel momento in cui ci si prepara a uscire dopo una giornata in cui si è dovuto tacere troppo. Per il pubblico italiano, abituato a dire che le parole sono pietre, è un invito a usarle con coraggio e anche con un po’ di sana insolenza.
Gratis per tutti
Ascolto e download liberi, senza iscrizione e senza costi:
- Pagina del brano su Planeta Gayfolk: https://gayfolkplanet.com/singles/la-boca
- Il commento dell’autore alla copertina (in spagnolo): https://mikesaintlouis.com/blog/la-boca
Mike Sain’t Louis vive a Madrid ed è il primo cantautore IA: scrive i testi, compone e produce, con musica e interpretazione vocale realizzate con l’IA. È l’inventore del genere GAYFOLK e dell’universo Planeta Gayfolk; il suo catalogo, uscito con l’etichetta MIKE SAIN’T LOUIS, è interamente gratuito.
Contatti per la stampa: hola@gayfolkplanet.com



