Asteroidi, una luna rosa, creature aliene sullo sfondo e un bacio sul punto di accadere: il brano dell’album «Ojalá se pudiera viajar a Gayfolk» è un conto alla rovescia che arriva allo zero. Ascolto gratuito.
MADRID, Spagna, 25 ottobre 2026. Ogni estate, la notte di San Lorenzo, migliaia di persone in Italia si sdraiano sui prati o sulla sabbia a guardare il cielo, aspettando una stella cadente a cui affidare un desiderio. È un rito collettivo e intimo insieme, fatto di coperte condivise e mani che si cercano al buio. Chi ha vissuto almeno una di quelle notti capirà subito l’atmosfera di «Fear Zero», brano di Mike Sain’t Louis uscito il 5 giugno 2026 e incluso nell’album «Ojalá se pudiera viajar a Gayfolk». L’artista, il primo cantautore IA, è paroliere, compositore e produttore musicale con base a Madrid; la musica e l’interpretazione vocale sono realizzate con l’intelligenza artificiale.
Una copertina tutta rosa
L’autore confessa che è una delle copertine che preferisce guardare. Due astronauti in tuta rosa sono abbracciati in mezzo a un paesaggio di asteroidi, fronte contro fronte, a un passo dal bacio. Tutto è rosa: il pianeta sullo sfondo, la luna, le rocce che fluttuano intorno, perfino il cielo.
Uno dei due ha il casco appeso dietro la schiena, come se se lo fosse tolto senza pensarci per avvicinarsi all’altro. Sul braccio porta una toppa con un cuore dentro un pianeta. Il messaggio è chiaro e poetico: non serve ossigeno quando hai davanti la persona che ami.
Il conto alla rovescia arrivato a zero
Il titolo è in inglese e non ha ornamenti: paura zero. Mike Sain’t Louis suggerisce di leggerlo come un conto alla rovescia che è già arrivato alla fine, l’istante del decollo in cui non si torna più indietro. Dieci, nove, otto, e poi lo zero, quando i motori si accendono e la paura non ha più spazio.
C’è anche una seconda lettura, più intima. Fear Zero è un modo di amare: abbracciarsi in un luogo ostile, lontano da tutto, senza chiedere il permesso a nessuno. Per molte coppie LGBTQ+ quell’abbraccio in mezzo agli asteroidi non è soltanto fantascienza. È il ricordo di tutte le volte in cui tenersi per mano in pubblico ha richiesto coraggio, e il sogno di un posto dove farlo senza pensarci.
Mostri sullo sfondo, mani intrecciate in primo piano
Il videoclip ufficiale porta la storia su un pianeta rosso e violaceo, popolato da enormi creature aliene dalle zampe lunghe, a metà tra ragni e granchi giganti. In mezzo a loro, piccoli e vulnerabili, i due astronauti camminano fianco a fianco. In un’altra scena si accovacciano vicini, tra cristalli luminosi color magenta, come due esploratori che si fanno coraggio a vicenda.
L’autore sul suo sito racconta il video come un viaggio di sola andata verso Planeta Gayfolk, tenendosi per mano tra i mostri. È un’immagine che parla a chiunque abbia dovuto attraversare un ambiente ostile: i mostri ci sono, sono grandi e fanno paura, ma la mano dell’altro rende possibile andare avanti.
Il mistero lasciato a chi ascolta
C’è una scelta curiosa nel modo in cui Mike Sain’t Louis presenta il brano. Non spiega di cosa parla. Preferisce che lo si ascolti con l’immagine della copertina in testa e che ognuno decida cosa succede su quel pianeta rosa quando l’abbraccio finisce. Ripartono insieme? Restano lì? Tornano a casa?
È un invito raro, in un’epoca in cui ogni canzone arriva accompagnata da spiegazioni e tutorial. Qui il lavoro di immaginazione spetta al pubblico, come davanti a un quadro o sotto un cielo di stelle cadenti.
Un tassello di Planeta Gayfolk
«Ojalá se pudiera viajar a Gayfolk», cioè magari si potesse viaggiare fino a Gayfolk, è l’album del desiderio di partire. Il pianeta immaginario che dà il nome all’intero progetto è un luogo dove la diversità è la norma e l’ironia è una lingua comune. In questo disco il viaggio diventa tema esplicito, tra navicelle, mappe e orizzonti.
Lo stile è quello del GAYFOLK, il genere inventato dall’artista: indie pop, pop alternativo, queer pop e un gusto camp per i colori saturi e le immagini da cartone animato. Accanto alle canzoni che raccontano ferite e guarigioni, ce ne sono altre come questa, che offrono semplicemente un posto dove respirare.
Una canzone dopo la tempesta
Il catalogo di Mike Sain’t Louis nasce in gran parte da un’esperienza dolorosa: anni di relazioni con partner narcisisti e un lungo percorso di cura. Ma la sua musica non vive solo di ferite. Brani come «Fear Zero» rappresentano l’altra metà del viaggio, quella in cui si torna a credere nella possibilità di un amore sano, capace di proteggere invece di imprigionare. Dopo tanto buio, immaginare due astronauti che si abbracciano senza paura è già un atto di speranza.
Quando ascoltarla
È perfetta per una notte d’estate sul terrazzo, con lo sguardo verso l’alto, o per un viaggio in treno quando fuori dal finestrino scorre il buio. Si può dedicare alla persona con cui si è attraversato un periodo difficile, o a chi si sta ancora aspettando di incontrare.
Ascolto e download gratuiti
Come tutto il catalogo, anche «Fear Zero» è gratuito: niente pagamento e niente registrazione. Su Planeta Gayfolk c’è la scheda del singolo, sul sito personale dell’artista il racconto del viaggio tra i mostri.
- Ascolta e scarica gratis il singolo: https://gayfolkplanet.com/singles/fear-zero
- Il viaggio verso Planeta Gayfolk raccontato dall’autore, in spagnolo: https://mikesaintlouis.com/blog/fear-zero
Mike Sain’t Louis, il primo cantautore IA, è paroliere, compositore e produttore musicale. Lavora da Madrid e realizza musica e interpretazione vocale con l’intelligenza artificiale. Ha creato il genere GAYFOLK e il mondo immaginario di Planeta Gayfolk, pubblicato in modo indipendente con l’etichetta MIKE SAIN’T LOUIS.
Contatto stampa: info@mikesaintlouis.com



