L’agricoltura non è solo produzione alimentare, ma può diventare uno dei settori più avanzati della transizione energetica. A rimarcarlo è Vinicio Mosè Vigilante, AD del GSE, in un’intervista rilasciata lo scorso agosto a «La Gazzetta del Mezzogiorno»: “La transizione energetica può diventare una leva di sviluppo industriale, economico e occupazionale, soprattutto dove il costo dell’energia pesa sulla competitività delle imprese e sulla qualità di vita delle famiglie”.

Vinicio Mosè Vigilante: l’agricoltura protagonista della transizione energetica
L’Amministratore Delegato del GSE Vinicio Mosè Vigilante è stato insignito del Premio Heraclea. Un riconoscimento che ha «un significato personale prima ancora che professionale». “Sono nato a Potenza e particolarmente legato a Forenza e le radici lucane rappresentano una parte importante della mia identità”, ha affermato il manager alla guida del Gestore dei Servizi Energetici. Per lui, il tema del legame con la terra d’origine conta molto. “L’energia riguarda i territori, le comunità, la vita quotidiana delle persone. La mia storia professionale mi ha portato a occuparmi di norme, organizzazione, relazioni industriali, processi aziendali e poi di transizione energetica. Ma il filo conduttore è sempre stato lo stesso: costruire condizioni perché le trasformazioni siano sostenibili, ordinate, accessibili e utili al Paese”. Parlando della Basilicata e del rapporto con la terra, Vinicio Mosè Vigilante ha condiviso la sua visione dell’agricoltura quale protagonista della transizione. “L’agricoltura può diventare uno dei luoghi più avanzati della transizione, perché può integrare produzione alimentare, tutela del territorio, efficienza energetica e generazione da fonti rinnovabili”, ha sottolineato. Dall’agrivoltaico all’agrisolare, dal biometano all’autoconsumo, fino alle comunità energetiche: sono diversi gli strumenti che consentirebbero alle imprese agricole di ridurre i costi, potenziare la propria competitività e contribuire alla decarbonizzazione del Paese. “La vera sfida è far sì che l’innovazione non cancelli la vocazione dei luoghi, ma li rafforzi”.
Vinicio Mosè Vigilante: la transizione energetica riguarda i territori
Non solo la Basilicata, ma tutto il Centro-Sud avrebbe le carte in regola per giocare un ruolo di primo piano nella transizione e non solo in termini di produzione da fonti rinnovabili. “Dobbiamo guardare al Mezzogiorno partendo dal suo potenziale. La transizione energetica può diventare una leva di sviluppo industriale, economico e occupazionale, soprattutto dove il costo dell’energia pesa sulla competitività delle imprese e sulla qualità di vita delle famiglie”, ha evidenziato Vinicio Mosè Vigilante. Il nodo resta rendere più accessibili gli strumenti a disposizione, così da trasformare gli incentivi in investimenti che abbiano un impatto positivo sul territorio e la comunità. Le opportunità concrete per imprese, agricoltori, Comuni e cittadini, ha ribadito nell’intervista l’AD del GSE, sono diverse. Per le imprese, l’autoproduzione da fonti rinnovabili e l’autoconsumo sono gli strumenti migliori per mitigare l’esposizione alla volatilità dei prezzi. Per gli agricoltori ci sono l’agrisolare, l’agrivoltaico e il biometano. Per i Comuni esistono meccanismi come il conto termico, utile per la riqualificazione del patrimonio immobiliare e l’abbattimento dei costi. Per i cittadini ci sono invece strumenti come le Comunità Energetiche Rinnovabili, il Reddito Energetico e il Conto Termico che rendono la transizione più inclusiva. “La vera novità è che la transizione non si fa solo con i grandi impianti e non riguarda più solo i grandi operatori. Riguarda i territori: una scuola che diventa più efficiente, un’impresa che autoproduce energia, un condominio che riduce i consumi, una comunità che condivide energia rinnovabile. E gli strumenti gestiti dal GSE permettono di trasformare l’energia rinnovabile in opportunità concrete di risparmio, partecipazione e sviluppo per territori, famiglie, condomini e comunità locali”.



